giovedì 22 gennaio 2009

Veglia di Preghiera

Ieri sera abbiamo proseguito il nostro cammino sui passi della povertà di Francesco con una veglia di preghiera.

Se l'altra volta ci eravamo concentrati di più sul sui rapporto con i poveri, questa volta ci siamo concentrati sulla su esperienza di povero: un uomo, come tutti, fragile e ferito dalla vita, che sente però questa sua povertà come luogo di in contro con Dio.

Come con il Lebbroso (vedi vangelo di Marco 1,40-ss.) Gesù non ha paura di toccare la nostra povertà, la nostra umanità ferita.

Di fronte alla nostra storia "si commuove" e "ci tocca" e ci dice "LO VOGLIO, GUARISCI".

Il Signore ci manifesta il suo desiderio: toccarci, emtratre in relazione con noi, e così guarirci.

Al termine della veglia, dopo aver affidato al Signore le nostre povertà, abbiamo compiuto un gesto: ci siamo ascambiati un abbraccio di Pace, memoria di quello di Francesco col Lebbroso, memoria soprattuto di quello che il Signore desidera donarci.

Francesco e i Poveri

L'altra sera fra Federico ci ha accompagnatia a scoprire un aspetto fondamentale dell'esperienza spirituale di Francesco: la Povertà.
Federico ci ha aiutati a ripercorrere le tappe del cammino di Francesco nell'incontro con gli ultimi, nel suo "fare con essi misericordia", nell'incontrare e nell'imitare Cristo povero.

La povertà appare allora veramente come una strada da percorrere, passo dopo passo, come il poverello di Assisi.


ecco il testo che fra Federico ha lasciato per la nostra meditazione:



Primo passo: l’elemosina
Un giorno che stava nel suo negozio, tutto intento a vendere delle stoffe, si fece avanti un povero a chiedergli la elemosina per amore di Dio Preso dalla cupidigia del guadagno e dalla preoccupazione di concludere l'affare, egli ricusò l'elemosina al mendicante, che se ne uscì Subito però come folgorato dalla grazia divina, rinfacciò a se stesso quel gesto villano, pensando: “Se quel povero ti avesse domandato un aiuto a nome di un grande conte o barone, lo avresti di sicuro accontentato. A maggior ragione avresti dovuto farlo per riguardo al re dei re e al Signore di tutti”. Dopo questa esperienza, prese risoluzione in cuor suo di non negare mai più nulla di quanto gli venisse domandato in nome di un Signore così grande. (FF 1397)


Secondo passo: mettersi nei panni del povero
La grazia divina lo aveva profondamente cambiato. Pur non indossando un abito religioso, bramava trovarsi sconosciuto in qualche città, dove barattare i suoi abiti con gli stracci di un mendicante e provare lui stesso a chiedere l'elemosina per amore di Dio. Avvenne in quel torno di tempo che Francesco si recasse a Roma in pellegrinaggio. Entrato nella basilica di San Pietro, notò la spilorceria di alcuni offerenti, e disse fra sé: “Il principe degli Apostoli deve essere onorato con splendidezza, mentre questi taccagni non lasciano che offerte striminzite in questa basilica, dove riposa il suo corpo”. E in uno scatto di fervore, mise mano alla borsa, la estrasse piena di monete di argento che, gettate oltre la grata dello altare, fecero un tintinnio così vivace, da rendere attoniti tutti gli astanti per quella generosità così magnifica. Uscito, si fermò davanti alle porte della basilica, dove stavano molti poveri a mendicare, scambiò di nascosto i suoi vestiti con quelli di un accattone. E sulla gradinata della chiesa, in mezzo agli altri mendichi, chiedeva l'elemosina in lingua francese. Infatti, parlava molto volentieri questa lingua, sebbene non la possedesse bene. Si levò poi quei panni miserabili, rindossò i propri e fece ritorno ad Assisi. Insisteva nella preghiera, affinché il Signore gl'indicasse la sua vocazione. (FF 1406)


Terzo passo: abbracciare i lebbrosi
Un giorno che stava pregando fervidamente il Signore, sentì dirsi: “Francesco, se vuoi conoscere la mia volontà, devi disprezzare e odiare tutto quello che mondanamente amavi e bramavi possedere. Quando avrai cominciato a fare così, ti parrà insopportabile e amaro quanto per l'innanzi ti era attraente e dolce; e dalle cose che una volta aborrivi, attingerai dolcezza grande e immensa soavità”. Felice di questa rivelazione e divenuto forte nel Signore, Francesco, mentre un giorno cavalcava nei paraggi di Assisi, incontrò sulla strada un lebbroso. Di questi infelici egli provava un invincibile ribrezzo, ma stavolta, facendo violenza al proprio istinto, smontò da cavallo e offrì al lebbroso un denaro, baciandogli la mano. E ricevendone un bacio di pace, risalì a cavallo e seguitò il suo cammino. Da quel giorno cominciò a svincolarsi dal proprio egoismo, fino al punto di sapersi vincere perfettamente, con l'aiuto di Dio. Trascorsi pochi giorni, prese con sé molto denaro e si recò all'ospizio dei lebbrosi; li riunì e distribuì a ciascuno l'elemosina, baciandogli la mano. Nel ritorno, il contatto che dianzi gli riusciva repellente, quel vedere cioè e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza. Confidava lui stesso che guardare i lebbrosi gli era talmente increscioso, che non solo si rifiutava di vederli, ma nemmeno sopportava di avvicinarsi alle loro abitazioni. Capitandogli di transitare presso le loro dimore o di vederne qualcuno, sebbene la compassione lo stimolasse a far l'elemosina per mezzo di qualche altra persona. lui voltava però sempre la faccia dall'altra parte e si turava le narici. Ma per grazia di Dio diventò compagno e amico dei lebbrosi così che, come afferma nel suo Testamento, stava in mezzo a loro e li serviva umilmente. (FF 1407-1408)


Quarto passo: vivere da povero
Quel buon prete guardava con simpatia Francesco appassionarsi al lavoro più che le sue forze non consentissero; e commosso, malgrado la propria indigenza, procurava di preparargli un vitto un po' speciale, sapendo che a casa sua era vissuto nell'agiatezza. Invero, come l'uomo di Dio ebbe a confidare in seguito, nemmeno toccava i cibi che non gli andavano e spesso prendeva elettuari e confetture. Un giorno che si accorse delle attenzioni usategli dal prete, disse fra sé: “Credi che troverai dappertutto questo sacerdote, che ti circonda di tante finezze? Non è questa la vita d'uomo povero da te abbracciata. Come il mendicante va di porta in porta con la scodella in mano e, spinto dalla necessità, vi raccoglie avanzi di cibi diversi, così devi cominciare a fare anche tu, per amore di Cristo che, nato nella povertà, visse poverissimo nel mondo, restò nudo e povero sul patibolo e venne sepolto in una tomba non sua”. Prese dunque una scodella, entrò in città e cominciò ad accattare di uscio in uscio, mettendo insieme gli avanzi di alimenti diversi. Stupivano molti, ricordando come dianzi era vissuto da signore e vedendolo ora cambiato fino a questo punto. Quando volle mangiare quell'intruglio, la prima reazione fu la nausea; una volta, nonché mangiare quella incresciosa poltiglia, non avrebbe neppure resistito a guardarla. Ma seppe vincere la ripugnanza e cominciò a mangiare; gli sembrò di provarci più gusto che non ad assaporare una squisitezza. Ne ebbe tale esultanza nel Signore, che la sua carne malgrado fosse debole e afflitta, si sentì irrobustita a sopportare lietamente per amore di Dio le cose più aspre e amare. Ringraziò il Signore che aveva mutato l'amarezza in dolcezza, e lo confortava in tanti modi. Disse allora al buon prete che, d'ora in poi, non gli preparasse o facesse preparare i pasti. (FF 1422)


La via per seguire Gesù:
“Tutti i frati si impegnino a seguire l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient'altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l'apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare. E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra in­fermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada. E quando sarà necessario, vadano per l'elemosi­na. E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo , onni­potente, rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli”. (Regola non bollata, cap. IX)

- Chi sono per te i poveri? Come ti relazioni con loro?

- Ci sono persone che hai paura di incontrare, come per Francesco i lebbrosi? Ti sei mai chiesto il perché delle tue paure?

- Che cosa provi di fronte alla via della povertà scelta da Francesco?

- Hai mai pensato alla condivisione con i poveri come possibilità concreta e luogo per incontrare Gesù.?